Assolta. Per la prima volta

“Si faccia avanti l’imputato. Bene! Di cosa √® accusata?” 

Ed ecco l’interminabile lista dei motivi. Sempre i soliti. E sempre quella sensazione di sconfitta ad accompagnarmi. Sconfitta a braccetto con rassegnazione. ūüėĒ

“Pensavo di aver fatto bene questa volta” mormoro con un filo di voce. Ogni volta la stessa storia. ūüė©

“Anche oggi senza avvocato” mi chiedono e, al mio solito, abbasso lo sguardo. 

“Eccomi! Scusate del ritardo” 

“?!?” ūüė≥ Mi volto. Sorpresa. Sono sempre stata sola. E comprare Lei.. La stessa figura che ho visto qualche giorno fa allo specchio. 

Tutto diventa come in un sogno. Sai quando non riesci a capire fino in fondo se sei sveglio o se stai sognando? Quando senti il cuore salire su in gola ma allo stesso tempo senti freddo? Ecco. Cos√¨. 

Non so cosa Lei abbia detto, le voci risuonano come un rumore di sottofondo nella mia testa, il battito del mio cuore √® cos√¨ assordante. 

“Bene pu√≤ andare.” 

“?!?” Posso davvero andare?! Niente condanna? Niente punizione? Niente di niente? Com’√® possibile? Intanto cammino, seguo Lei e quando siamo fuori dal palazzo non faccio in tempo ad aprire la bocca che Lei mi sorride, si volta e va. 

“Aspetta” mormoro, ma senza troppa convinzione. Forse √® meglio lasciarla andare. 

Eppure quel sorriso mi √® ogni volta pi√Ļ familiare..

Ricomincio da me…

Ed arriva il giorno in cui ti svegli, vai al bagno, ti lavi il viso, fai quello che hai sempre fatto. Quando tiri su la testa e osservi la tua immagine riflessa nello specchio, noti qualcosa di diverso.. “E tu chi sei?”

“Sono io, sono TE”

“Ma se sei davvero l’immagine di ME, perch√© non ti riconosco?”

“Sei solo stanca. Ora vestiti e vai, un’altra giornata ti aspetta!” 

Abbassi lo sguardo e vai. Entri nella routine giornaliera: figlio, lavoro, casa, compagno,cena,pranzi del giorno dopo da preparare,lavatrici, panni da stirare che si accumulano.. Ma l’eco di quella conversazione mattutina resta dentro. 

“Quanto di autentico c’√® in te?” “Ecco! Domani le chieder√≤ questo! Ora si spegne la luce e si va a dormire. In fondo il sonno porta consiglio. Cos√¨ mi hanno sempre detto.” 

La dama dei fiori

Ci sono momenti precisi dell’anno, per lo pi√Ļ durante il periodo del cambio delle stagioni, in cui gli Gnomi usano trovarsi tutti assieme per raccontare storie sulla danza delle stagioni. Si, perch√© gli Gnomi raccontano che le stagioni danzano.
Si narra che quando la fine dell’inverno √® ormai vicina, un merlo dalle piume nere e lucide, si posi sui rami pi√Ļ alti del Grande Albero ed inizi a cantare. Gli Gnomi sanno allora che √® arrivato il momento di preparare i campi alle nuove semine e sanno anche che da l√¨ a poco la Dama dei Fiori far√† visita nei pressi del loro villaggio. 

Raccontano che la Dama dei Fiori fa capolino nella radura Bianca Sassosa, nei pressi del Grande Albero e che, come per magia, dopo la sua visita, la radura si ricopra di bianche margherite e di erba lucente.

Col passare del tempo, gli Gnomi pi√Ļ giovani hanno iniziato a credere che questa storia fosse un racconto inventato dagli gnomi pi√Ļ anziani per i piccoli gnomi. 

Un mattina primavera, il nostro amico Gnomo usc√¨ di casa, salut√≤ la madre e prima di uscire afferr√≤ il suo cappello. Aveva appena chiuso il portoncino di casa, quando stava per infilare il suo cappello tra la cinta ed il pantalone, nel suo solito posto insomma, e d’improvviso un forte vento proveniente da est soffi√≤.Il cappello si riemp√¨ d’aria e vol√≤ qualche metro pi√Ļ avanti. Lo Gnomo allora insegu√¨ il cappello, ma quando sembrava averlo raggiunto, ecco un’altra raffica ed il cappello volare ancora un po’ pi√Ļ in l√†. E cos√¨ and√≤ avanti facendo molta strada, senza che lo Gnomo se ne rendesse conto. 

Fino a quando arriv√≤ ai margini della Bianca Sassosa. Il vento si plac√≤ finalmente e lui riusc√¨ ad afferrare il suo cappello. Lo prese e, tenendolo ben stretto, lo rimise a suo posto. Alz√≤ la testa  e vide quanta strada aveva fatto! Si ferm√≤ per un attimo a contemplare la Bianca Sassosa e scorse un luccichio provenire dal centro della radura. Vide poi una figura che non riusc√¨ bene a distinguere. Chi era? Qualche Gnomo del villaggio? Cosa teneva tra le mani? 

Poi la grande meraviglia. Il bagliore cess√≤ e vide Lei, la Dama dei Fiori, con un lungo vestito giallo ed una grande margherita azzurra ad adornarlo, un cappello rosso con una lunga punta..proprio come quello degli Gnomi. La Dama dei Fiori stringeva tra le mani un lungo bastone, con la punta argentata. Ecco cos’era quel bagliore. La Dama non si accorse di lui e lui cerv√≤ di ripararsi dietro ad uno dei gra di massi della radura. Sent√¨ la Dama pronunciare qualche incomprensibile parola mentre agitava nell’aria il bastone; poi d’improvviso lo abbass√≤, colpendo la terra con la punta argentata. 

Un forte raggio di luce invest√¨ l’intera radura e lo Gnomo dovette ripararsi chiudendo gli occhi. Quando li riapr√¨, stupore e meraviglia riempirono in suo cuore. Era vero. La Bianca Sassosa era ricoperta di infinite margherite bianche e di erba lucente.

Della Dama dei Fiori non restava traccia, ma lui sapeva che un giorno, non troppo lontano, l’avrebbe rincontrata. 

Il cappello dello Gnomo

imageGli gnomi hanno tutti un cappello, si sà. Ma la storia che oggi vi racconterò credo vi sorprenderà.

In un villaggio lontano lontano viveva un folto gruppo di Gnomi. E tutti gli Gnomi avevano un cappello. Quasi tutti. S√¨, perch√® dovete sapere che c’era uno Gnometto che di mettere il cappello proprio non ne voleva sapere.

Non c’era spiegazione o tradizione che faceva cambiare idea allo gnomo. No, lui usciva di casa salutando la madre con un dolce sorriso, allungava la mano a prendere il cappello che avvicinava alla testa e… “Buona giornata Madre!” ed il cappello, che sembrava quasi appoggiarsi alla testolina, subito veniva spostato poich√© inchinava la testa in segno di saluto.

Uscito di casa piegava il cappello in due e lo infilava nella cintola e li vi restava per l’intera giornata, fino al ritorno a casa.

Accadde un giorno che lo Gnomo salì su una grande quercia e si arrampicò così in alto che potè vedere le grandi aquile molto vicine.

Prov√≤ ad attirare la loro attenzione con un fischio. E funzion√≤: uno di quei magnifici uccelli vol√≤ verso lo Gnomo che credette di poter fare amicizia. Ma la grande aquila tent√≤ di afferrare lo Gnomo con i suoi grandi artigli e lo Gnomo, nel tentativo di sfuggire al predatore, scivol√≤ dal ramo in cui si trovava e poi ancora pi√Ļ gi√Ļ fino ad atterrare, qualche ramo pi√Ļ in basso, su di un morbido nido. Ma l’aquila lo raggiunse tra i rami e si pos√≤ a poca distanza dal lui e lo fiss√≤ dritto negli occhi. Lo Gnomo pens√≤ a come potersi nascondere e l’unica idea che gli giunse fu quella di indossare il cappello. Chiuse gli occhi, lo indoss√≤ e quando li riapr√¨ vide l’aquila con la testa chinata prima a destra e poi a sinistra, lo sguardo che guardava prima in alto poi in basso. Lo gnomo non pot√® credere a ci√≤ che vedeva: l’aquila non era pi√Ļ in grado di vederlo!

Allora, in silenzio, per quanto silenzio potesse fare, scese piano piano dalla grande quercia e quando fu di nuovo coi piedi a terra, si sfilò il cappello, lo guardò e lo strinse a se, come a volerlo ringraziare. Poi lo piegò nuovamente in due e lo mise nella cinta e fischiettando tornò verso casa.

Quand√≤ arriv√≤ a casa salut√≤ la madre che gli chiese “Niente cappello nemmeno oggi?” “No Madre” disse lo Gnomo, ridendo sotto i baffi.

 

L’Arcobaleno

Erano sette splendenti creature, ognuna indossava una veste di un colore diverso.

Giocavano su un verde prato che sembrava non avere fine; giocavano a rincorrersi, a raccogliere i fiori e ad assaporarne il profumo, chi giocava con le farfalle e chi cantava. Il tutto in una incredibile armonia di pace.

Poi mi videro ed allora mi corsero incontro. Si presero per mano ed iniziarono un girotondo di risa attorno a me e non potei far altro che abbandonarmi a quelle risate e tutto rideva in me ed una infinita sensazione di gioia mi pervase.

Poi si fermarono, silenziosi, mentre ancora io non riuscivo a placare le risa. Ruppero il cerchio lasciandosi le mani ed il primo di loro strapp√≤ un lembo dalla sua veste rossa e lo pass√≤ alla sua destra. Il secondo prese un lembo di tessuto dalla sua veste arancione e lo leg√≤ a quello rosso. Poi il terzo, giallo. A seguire verde, blu, indaco ed infine l’ultimo strapp√≤ un pezzo di tessuto dalla sua veste viola, lo leg√≤ alla corda che si era formata e mi si avvicin√≤: leg√≤ la corda attorno alla mia vita.

Un immenso calore si propagò in me e tutto divenne luce.

larcobaleno

Prima di andare VIA

“C’√® qualcosa di importante che vorrei mostrarti” mi disse. Camminammo lungo un sentiero che ci condusse ad una verde collina. Man mano che ci avvicinavamo alla cima iniziai a sentire il suono delle loro voci che risuonavano come musica in me. E che stupore provai quando i miei occhi riuscirono a vedere quel posto incantato. Un fiume dorato attraversava la piccola valle che si apriva davanti a noi.

Una gioia irrefrenabile scoppiò nel mio cuore e per qualche istante provai ad assaporarla fino in fondo. Poi la musica delle loro voci attirò di nuovo la mia attenzione, così decisi di seguire quel suono.

Attraversai un ponte fatto di sassi scintillanti di mille colori, attorno alberi dal fogliame violaceo, uccelli bianchi che volavano tra i rami. E d’improvviso eccoli l√†.